I vampiri di Tranter alla Tosse: una fiaba per adulti sul filo dell'horror e della commedia
Dopo il successo dello scorso anno, le marionette di Neville Tranter sono tornate al Teatro della Tosse, protagoniste questa volta di una fiaba nera, Vampyr, in bilico fra horror e commedia. Tranter, australiano da tempo residente in Olanda, si misura qui con la figura leggendaria del vampiro, che da tempo ispira l’opera di scrittori e registi. Lo spettacolo inizia con il Conte Olav, vampiro spietato, che affida il figlio appena strappato ad una donna uccisa, all’angelo caduto Gabriel, l’unico personaggio rappresentato da un uomo in carne ed ossa –lo stesso Tranter- affinchè lo accudisca cibandolo di ratti e vegli su di lui. La scena si sposta poi in un campeggio sperduto in boschi infestati da lupi, dove fanno la loro prima apparizione l’avido proprietario del complesso e il suo servitore, un ex poliziotto ottuso, e dove si fermerà a cercare aiuto il padre di una ragazza gravemente malata, Inger. Romero, il figlioletto del vampiro sempre fermo all’età di sedici anni, s’ invaghisce della ragazza. Egli ha un solo canino perché il secondo gli spunterà quando potrà bere il sangue di una vergine, ma suo padre, per egoismo, ha sempre tenuto per per sè tutte le vergini trovate nel bosco. E a Inger ha deciso di dedicare lo stesso trattamento. L’intreccio, dall’epilogo non scontato, si snoda in un’atmosfera gotica e cupa, fra malinconia, solitudine e lampi di comicità, uniti alla musica e ai suoni che creano e si adattano all’atmosfera.
Al di là della trama, comunque interessante, ciò che colpisce dello spettacolo è, non solo l’idea, ma l’abilità di Tranter, che dà vita alle sue marionette donando loro tratti quasi umani. Tranter è sul palco, muove i suoi pupazzi, parla senza nascondersi, ma lo spettatore non lo percepisce, è rapito dalle movenze delle marionette, dal loro tono di voce che le caratterizza una per una. Una fiaba per adulti, Vampyr, da seguire però con l’ingenuità e lo stupore degli occhi dei bambini.