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Zero-Plastica e "Basta!", rap e coscienza da Genova agli Stati Uniti

Genova - In più di venticinque anni di cultura hip hop in Italia vissuti fra grandi momenti di visibilità, incomprensioni, diatribe, perle underground e nomi durati il tempo di un singolo, fino all’attuale stabilizzazione come genere ‘per tutti’, le connessioni fra la nostra Penisola e gli Stati Uniti sono state per lo più unilaterali, con stili ed influenze che come logico hanno sempre attraversato l’Oceano per arrivare da noi ed essere reinterpretate o prese come esempio. Sono stati rarissimi invece i casi in cui il percorso è stato inverso, quando cioè la scena italiana è riuscita a ritagliarsi uno spazio nella terra dove il rap ha avuto la sua scintilla iniziale. Il primo nome che viene in mente è quello del pioniere Maurizio Cannavò in arte ‘The Next One’, unico bboy italiano apprezzato e riconosciuto a livello mondiale. Il secondo è “Zero Plastica”, ovvero dj Nio e Lurè (Erik Rosa e Lorenzo Pezzati), duo genovese da dieci anni sulla scena che lo scorso 25 aprile è uscito con l’album “Basta” prodotto dalla Nomadic Wax, etichetta internazionale con sede a New York. Per capire come abbiano fatto i nostri ad attirare l’interesse della label di Brooklyn (più o meno come ricevere un complimento da Leo Messi dopo un dribbilng ben riuscito), è sufficiente ascoltare le quattordici tracce contenute nel cd che condensa le esperienze d’instancabile attività sui palchi, le rime ed su un sound originale che ha catturato l’attenzione dell’etichetta che si occupa di hip hop anche attraverso la realizzazione di documentari che analizzano anche l’aspetto politico e sociale dei paesi di appartenenza dei vari artisti. Temi principali del potentissimo brano di apertura che riprende il titolo dell’album, raccontando l’Italia delle ‘armi di distrazione di massa’, del razzismo, degli abusi di potere, delle caste e di uno spettacolo politico da spegnere con il tasto di un telecomando fatto di coscienza ed impegno sociale. Una voglia di cambiamento che pervade anche il riuscitissimo ‘Cantico del precariato’ manifesto di una generazione che deve districarsi fra contratti a termine ed un futuro senza certezze. Istantanee di un presente difficile come quello dei migranti, il cui dramma viene raccontato in ‘Clandò-Clandestino’, con suoni e parole che raccolgono i problemi di un Mediterraneo che gli Zero Plastica guardano da una Genova anestetizzata da ‘lexotan e keta’, quella di ‘Benevenuti a Zena’, aperta da un frammento dei Trilli e chiusa in dub e jungle dai versi di Eugenio Montale. Città dalle mille contaminazioni stilistiche e culturali, tradotte in musica con la partecipazione del rapper tunisino GoMan Xtrazik o con la splendida voce di Raphael degli Eazy Skankers che impreziosisce l’incedere reggae di ‘Anima ribelle’. Collaborazioni di un album nel quale gli Zero Plastica hanno voluto anche alcuni storici musicisti genovesi come Marco Fadda, RobiGabri, Bob Quadrelli, Sergio Limuti, Riaccardo Kalb e Bobby Soul protagonista in ‘Get-to-Groove’, omaggio al funky delle origini del genere; pezzo che presto diventerà un video realizzato sempre con la proficua complicità di Ancioe Produzioni dopo i precedenti ‘Mukawma’ e ‘Internationally know’. Un lavoro nel quale il rap, senza mai cadere in banalità autorefenziali, convive perfettamente con l’elettronica, i ritmi in levare di ‘Piccolo fiore’, la patchanka de ‘Il colore della terra’ o la liquida delicatezza di ‘Oceania’. Brani che confermano la maturità ed il talento di Nio e Lurè e di un progetto che dalla resistenza quotidiana trae l’ispirazione sociale e culturale per raccontare Genova e tutto ciò che le sta intorno, dal Mediterraneo all’altro lato dell’Oceano.

05/06/2011 21:30:10
Benedetto Marchese






















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